Vivi film
 

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Vivo film, fondata all’inizio del 2004 da Gregorio Paonessa e Marta Donzelli, è una giovane casa di produzione che ha scelto di lanciarsi in una piccola grande sfida: quella di circoscrivere il proprio campo di interesse e azione alla produzione e distribuzione di film documentari d’autore per la diffusione televisiva.
Film documentari sulle trasformazioni in atto nella realtà contemporanea, sul senso della memoria del passato, su un’identità non solo italiana da ridefinire, esplorando il mondo delle arti visive, della letteratura, del teatro, della musica, dell’architettura, dell’urbanistica, del costume…
L’ambizione è quella di costruire nel tempo, con una filosofia produttiva low-cost, un vero e proprio progetto editoriale articolato in un catalogo che contenga fin dall’inizio, accanto alle produzioni di Vivo film, altre opere di qualità, italiane e straniere (Vivo film ha recentemente acquisito i diritti della distribuzione italiana di alcuni film del grande regista danese, Jorgen Leth). Produzioni a cui fornire una distribuzione, questa forse la sfida più grande, sfruttando ogni opportunità, comprese quelle offerte dalle nuove tecnologie legate a internet. Tra i lavori prodotti: l’opera di Corso Salani, Il mio paese di Daniele Vicari, Radio clandestina di Ascanio Celestini. In produzione o in preparazione film, tra gli altri, di Costanza Quatriglio, Nelo Risi, Jorgen Leth, Michelangelo Frammartino, Daniele Gaglianone, Stefano Savona. Vivo film è stata premiata nel 2007 con il David di Donatello per il documentario Il mio paese di Daniele Vicari e a Locarno con il Pardo d’Oro Premio speciale della giuria Cineasti del presente per Imatra di Corso Salani.

Che cosa ti spinge a produrre documentari nel difficile scenario italiano?
Gregorio Paonessa: È una domanda (per il produttore) spietata e seducente allo stesso tempo. Spietata per la confessione di autolesionismo, che nel panorama del nostro paese, un produttore di documentari avrebbe il dovere di compiere. Seducente per il sapore di sfida che produrre documentari, in questo stesso “difficile scenario italiano” comporta. Produco documentari perché mi piacciono, da sempre, più dei film di finzione. Quasi sempre meglio un documentario, anche irrisolto, imperfetto, sgangherato, che un prodotto di fiction con gli stessi difetti, e se sicuramente esistono i primi, anche i secondi non mancano. Questi ultimi, anzi, sono forse la maggioranza, hanno il difetto di costare di più e di richiedere un apparato produttivo di solito “elefantiaco”, rispetto ai risultati “da topolino” che spesso partoriscono. In più mi piace pensare che il documentario d’autore abbia il compito di integrare, mettere in discussione, in alcuni casi ribaltare, nel racconto del nostro paese e in generale del nostro presente, il punto di vista e le verità che il linguaggio televisivo ci impongono.

Quali sono i tuoi interlocutori quando stai iniziando un progetto? E nella fase finale?
Innanzitutto l’autore che mi sottopone l’idea, in secondo luogo i miei principali collaboratori con i quali cerchiamo sempre di scegliere un progetto sulla base della coerenza rispetto alle nostre linee editoriali, sto parlando di mia moglie Marta Donzelli, di Fabrizio Grosoli, nostro consulente fin dall’inizio, e di Francesca Zanza, responsabile dello sviluppo dei progetti. Si tratta degli stessi interlocutori anche nel caso in cui l’idea di un documentario parta dalla casa di produzione e si tratti innanzitutto di individuare l’autore che meglio potrebbe realizzarla. Poi ovviamente ci sono gli interlocutori finanziari, coloro che dovranno garantire le risorse necessarie per rendere possibile un determinato progetto. In molti casi questi ultimi saranno poi tra i principali interlocutori anche nella fase finale nei casi in cui si tratti di partner non solo finanziari, ma anche editoriali, quali broadcaster pubblici e/o privati…

Hai avuto un’esperienza di coproduzione? Con chi?
La prima esperienza è stata di coproduzione internazionale, con l’INA (Institut National de l’audiovisuel) di Parigi per la produzione del film di Jean-Louis Comolli L’ultima utopia. La televisione secondo Rossellini. In Italia i coproduttori erano l’Istituto Luce e RaiTrade. Con questi ultimi abbiamo continuato a lavorare su altre produzioni, ma l’incontro con la realtà francese è stato per noi molto istruttivo. Siamo entrati in contatto con una grande istituzione che gestisce un enorme patrimonio audiovisivo e che fa parte di un sistema che favorisce e sostiene la produzione di documentari d’autore, come elemento significativo e insostituibile dell’intera produzione e distribuzione audiovisiva di quel paese.