Lab 80 film
 

Via Reich, 49
24020 Torre Boldone (BG)
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lab80@alasca.it

La Lab 80 film è nata nel 1975 da una costola del Laboratorio 80 (il Cineforum di Bergamo attivo già dai primi anni ’60) per distribuire in Italia film di registi allora sconosciuti al grande pubblico. Da alcuni anni, la Lab 80 film svolge attività di produzione nell’ambito soprattutto del documentario e ha già una storia significativa alle spalle. Fra le produzioni di giovani documentaristi, Lab 80 ha seguito quelle di Silvia Vescovi e Melania Thiella (Credere, 2003 e Competenze spendibili, 2004) Chiara Cremaschi (Parole per dirlo, 1997 e Quella cosa incredibile da farsi, 2002), Andrea Zambelli (Deheishe Camp 3 aprile 2001 e Identità, 2003), Paolo Jamoletti (Siamo tutti clandestini, 2001).Un progetto complesso è stato “Futures, sei documentari per quattordici giovaniautori” (2005). Fra le ultime produzioni: Figli di Noè (2006) di Monika Bulaj, Venticinque sul filo (2006) di Alberto Valtellina e Sergio Visinoni. Valtellina e Visinoni hanno realizzato due interventi nella Casa Circondariale di Bergamo, da cui sono nati i film Riserva naturale chiusa. Accesso vietato (2005) e Busca la salida, Willy (2006). In produzione La strada del successo di Angelo Signorelli e Sergio Visinoni, girato in Canada e Quelli che stanno a Nord, di Maurizio Panseri e Alberto Valtellina, girato fra le pareti della Val di Scalve.

Cosa ti spinge a produrre documentari nel difficile scenario italiano?
Angelo Signorelli: L’idea di produrre documentari è nata in seguito all’esperienza di distribuzione che è ormai attiva da oltre trent’anni. Allo stesso tempo si trattava di un’iniziativa legata a delle attrezzature che noi avevamo già, quindi tutto ciò avrebbe permesso di gestire la produzione in totale autonomia, a costi contenuti. La scelta di operare nel campo del documentario è dettata dalla volontà di interrogare la realtà e insieme di riflettere su come avvicinarsi ad essa e rappresentarla. Ci avviciniamo al genere per fare un lavoro di ricerca sul piano del linguaggio, ci tengo a dirlo, per ragionare sulla forma oltre che sul contenuto. Non abbiamo uno standard preciso.

Quali sono i tuoi interlocutori nella fase iniziale di un progetto? E nella fase finale?
Noi lavoriamo principalmente in collaborazione con soggetti culturali, ma si parte sempre dal presupposto di gestire la regia. Quello che ci interessa è lavorare in totale libertà, per questo non ci rivolgiamo a televisioni o fondi pubblici e le nostre coproduzioni sono solo relative dato che vogliamo sempre che ci venga garantita la libertà completa nella realizzazione. La condivisione del progetto avviene piuttosto in una fase finale, per accogliere eventuali suggerimenti.
Abbiamo appena terminato un progetto di ricerca sull’emigrazione bergamasca in Europa e nel Mondo, prodotto dal Centro Studi Valle Imagna, in provincia di Bergamo, che ha una forte conoscenza sul problema dell’emigrazione. Si tratta di un ciclo di documentari ancora in corso di lavorazione che indagano su una tematica ben precisa e che hanno come teatro il Belgio, il Canada (progetto appena terminato) e l’Argentina (previsto per il 2008). Anche in questo caso, come ti spiegavo prima, si tratta di un progetto di ricerca che utilizza le nuove tecniche digitali integrandosi nel lavoro di approfondimento che Lab 80 conduce sul linguaggio e più in generale sulle forme della costruzione cinematografica. Il Centro Studi Valle Imagna ha fatto in modo che contributi regionali fossero dirottati sul nostro progetto. Ovviamente è stata affidata a loro la gestione di tali finanziamenti, ma la realizzazione del prodotto è stata condotta da noi in totale libertà.
Potrei citare anche il caso del documentario realizzato in collaborazione con la Chiesa Valdese Comunità Cristiana Evangelica di Bergamo, che in occasione dei duecento anni dalla fondazione della chiesa valdese ha commissionato una produzione alla Lab 80. Un’altra coproduzione che di fatto ci ha permesso di lavorare in totale autonomia nella fase realizzativa.