Invisibile film
 

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Invisibile Film è una società di produzione cinematografica nata a Milano nel 2006 per iniziativa di Gabriella Manfrè e Giovanni Maderna. La fondatrice e responsabile Gabriella Manfrè lavora da quindici anni nel mondo della produzione cine-televisiva milanese e nazionale. Il lungometraggio di Giovanni Maderna Schopenhauer, opera di esordio produttivo della società, è stato selezionato in concorso al Festival di Locarno 2006 e invitato tra gli altri ai festival Da Sodoma a Hollywood di Torino 2007, BAFICI 2007 di Buenos Aires e alla rassegna Open Roads al Lincoln Center di New York. Nel 2006 produce Le regole del gioco, secondo documentario di Francesco Gatti presentato in concorso al Festival di Bellaria 2007, e l’anno successivo Gli anni Falck, per la regia di Giusi Castelli e dello stesso Francesco Gatti. Sempre del 2007 è Camille e Mariuccia di Samuele Romano, mediometraggio coprodotto con London Film School. In fase di produzione si trova attualmente il secondo lungometraggio di Michelangelo Frammartino Le quattro volte, invitato tra i progetti produttivi della sezione Atelier del Festival di Cannes 2007, mentre è in sala di montaggio il documentario La pita di Pierluigi Laffi e Giovanni Maderna. In preparazione il documentario-finzione The Edge of Happiness di Alessandro De Toni.

Che cosa ti spinge a produrre documentari nel difficile scenario italiano?
Credo che sia la voglia di realizzare progetti con autori interessanti. Milano, in questo senso, è una piazza molto ricca e in grande fermento. Il linguaggio del documentario mi ha sempre affascinato, e come quello della finzione può avere mille forme che vale la pena di esplorare fino in fondo. Credo che il documentario sappia mettere alla prova le potenzialità di un autore fino in fondo, ma contenendo il rischio per tutti. Inoltre, almeno per alcuni progetti, si può iniziare a lavorare anche con budget molto ridotti e per una società giovane come la mia questo è un aspetto fondamentale, specialmente in un paese come il nostro dove i referenti produttivi per il documentario sono veramente pochi.

Quali sono i tuoi interlocutori quando stai iniziando un progetto? E nella fase finale?
Dipende molto dal tipo di progetto. Possono essere classici interlocutori istituzionali come gli enti locali ma anche soggetti pubblici e privati normalmente slegati dalla produzione cinematografica come sono stati, nel mio caso, Poste Italiane piuttosto che Falck Energia o il Monte dei paschi di Siena. E’ molto difficile trovare finanziamenti che permettano di iniziare la produzione con serenità, ma il lavoro è questo e nel momento in cui intravedo un reale valore nel progetto bisogna rischiare. Si comincia e man mano che il documentario prende forma si trovano i finanziamenti che permettono di chiudere nella maniera giusta il progetto. C’è sempre la possibilità di far capo a finanziamenti come quello di Programma Media dell’UE, a un referente classico come RAI o a una Film Commission regionale, ma in questi casi Il problema vero sta nella relativa richiesta di visibilità futura del film, ovvero nella maggior parte dei casi della sua possibile distribuzione televisiva. Nel panorama italiano solo i festival offrono una platea importante ai progetti indipendenti e di creazione, ma questi spesso non sono una garanzia sufficiente per questo tipo di interlocutori.

Hai avuto un’esperienza di coproduzione? Con chi?
Ho avuto diverse esperienze di coproduzione, in particolare con Altamarea Film di Milano. E’ un rapporto molto positivo perché da parte del titolare Mario Castagna c’è sempre stata la precisa volontà di lavorare su progetti di sicura qualità anche se magari non evidentemente commerciabili. La collaborazione con Lab80 di Bergamo, aperta con Schpenhauer, è importante e proficua, soprattutto per la loro capacità di distribuzione. Ho aperto anche rapporti con l’estero, in particolare con Caravan Pass in Francia, Coproduction Office in Germania e Ventura Film in Svizzera. E’ un confronto necessario e molto promettente. Credo sia importante per un autore avere referenti produttivi in grado di comprendere e sostenere le loro esigenze, anche se ritengo che da parte del produttore ci debba sempre essere un occhio attento anche alla potenziale visibilità finale del documentario.