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La storia è iniziata così. Un gruppo di artisti, cineasti, musicisti e scrittori, ha fondato nel 2002 l’associazione Apollo 11 per salvare lo storico Cinema Apollo di Roma dalla sua trasformazione in sala Bingo.
La sala era a pochi passi da Piazza Vittorio, nel multietnico quartiere dell’Esquilino e per il suo rilancio si pensò a una programmazione di film etnici, capace di valorizzare le culture straniere che animavano e animano tuttora il quartiere.
È così che prese forma l'idea di creare un'orchestra con musicisti di comunità e culture diverse, ognuno con il suo bagaglio di musica popolare: l’Orchestra di Piazza Vittorio.
Oltre al progetto dell’Orchestra l’associazione diede vita a iniziative di carattere culturale e multiculturale, tutte ambientate nel quartiere dell’Esquilino. Un’attività che continua ancora oggi con numerosi appuntamenti dedicati alla musica, alla poesia, ai documentari.
Cosa vi spinge a fare documentari nel difficile scenario italiano?
Agostino Ferrente: Chi fa documentari ha un po’ la presunzione di pensare che la vita delle persone “vere”, raccontata in modo creativo possa essere ugualmente interessante, se non di più, di quella dei personaggi inventati dagli sceneggiatori, i quali spesso fanno fatica a svincolarsi dal linguaggio televisivo.
Mariangela Barbanente: Anche perché con l’eccesso a cui siamo sottoposti di immagini “finte” spacciate per vere, è stimolante l’idea di raccontare il reale con lo stile della finzione. La realtà è un’ottima sceneggiatrice, che però ha bisogno di un buon regista per essere raccontata.
E l’esperienza di Apollo 11 nella produzione di documentari?
M: Apollo 11 non ha mai davvero prodotto documentari. È una factory, un laboratorio di produzione culturale che abbraccia cinema, musica e scrittura e le tre arti interagiscono tra loro potenziandosi vicendevolmente. L’esempio più felice è quello dell’’Orchestra di Piazza Vittorio: crearla era un sogno e riuscire a raccontarne la nascita con un film è stato un sogno al quadrato.
A: Apollo 11 non compare formalmente tra i produttori del film, ma lo è di fatto emoralmente. All’inizio nessuno credeva nel progetto musicale, né le istituzioni né le case discografiche, identico era il disinteresse per il progetto del film da parte delle produzioni cinematografiche. Le prime riprese realizzate con mezzi di fortuna sono state rese possibili grazie ad una colletta tra i soci di Apollo e un aiuto amicale della Biancafilm che dopo il primo concerto ha coivolto la Luckyred che ha finanziato la post-produzione e distribuito il film.
M: All’interno di Apollo poi c’è una redazione che si occupa di promuovere i documentari, si chiama “Racconti dal vero”, che è anche il nome della rassegna annuale inaugurata con l’omaggio con cui facemmo riscoprire al pubblico il cinema di Vittorio De Seta. Prima a Roma, a parte gli storici cineclub sempre un po’ deserti, non esistevano luoghi di aggregazione dove vedere documentari. Diciamo che noi abbiamo cercato di rompere il ghiaccio, riuscendo a coinvolgere moltissimo pubblico, cosa piuttosto inusuale per il genere, grazie ad una formula per cui alla proiezione era presente non solo l’autore, ma anche altri interlocutori che incontravano gli spettatori e non erano necessariamente dei critici, ma anche scrittori, musicisti, attori…
A: Siamo orgogliosi del nostro gruppo perché è formato da documentaristi che promuovono il lavoro dei loro colleghi, così come fanno per le altre rassegne gli scrittori e i musicisti. Abbiamo infranto la regola dell’individualismo. Ora le possibilità a Roma si sono moltiplicate, si contano diverse realtà che promuovono il documentario e questo suscita in me una profonda gioia.
M: In tutto questo un membro di Apollo 11, Annamaria Granatello, è diventata la direttrice del Premio Solinas, il prestigioso premio dedicato alla scrittura che ha aperto le porte anche al documentario.
Ma i Diari dell’Orchestra non sono anche prodotti da Apollo 11?
A: I Diari sono una scommessa nata proprio all’interno del gruppo di “Racconti dal vero” con Mariangela e Alessandro Rossetto, che segna il debutto alla produzione vera e propria di Apollo, condivisa con Biancafilm e RaiCinema. Si tratta di ritratti di mezz’orasui singoli musicisti che ci mostrano il loro background umano, musicale, politico e così via, attraverso il viaggio di ritorno a casa.
M: Sono le storie che stanno dietro l’orchestra e che ne motivano la sua ricchezza sonora e culturale. Ognuno degli episodi è affidato ad un diverso regista, i primi due sono firmati da Alessandro Rossetto e da Leonardo Di Costanzo.
A: I prossimi, se mai ci saranno, li vorremmo affidare ad autori vicini ad Apollo e a registi non italiani. Insomma, così come abbiamo creato un’orchestra di musicisti di cui il film racconta la nascita, allo stesso modo ci piacerebbe creare un’orchestra di documentaristi.