Vogliamo anche le rose
 
Italia/Svizzera, 2007
35mm, b/n e colore, 84’

Regia: Alina Marazzi
Montaggio: Ilaria Fraioli
Producer: Gaia Giani
Sound designing: Benni Atria
Montaggio del suono: Francesca Genevois
Animazione e titoli: Cristina Seresini
Musiche originali: Ronin
Supervisione ai testi: Silvia Ballestra
Voce diario di Anita: Anita Caprioli
Voce diario di Teresa: Teresa Saponangelo
Voce diario di Valentina: Valentina Carnelutti
Direttore della fotografia post- produzione: Mario Masini
Riprese video: Sabrina Varani
Produttori : Gianfilippo Pedote , Francesco Virga
Coprodotto da: Andres Pfaeffli, Elda Guidinelli

Produzione
MIR Cinematografica
con RAI CINEMA
in associazione con
Fox Channels Italy Cult (canale 142 di SKY)
in coproduzione con ventura film e RTSI - Televisione Svizzera - YLE TEEMA
con il contributo dell’Ufficio Federale della cultura, sezione cinema, Berna
Repubblica e Cantone Ticino
con la partecipazione di AAMOD

Distribuzione Italia
MIKADO

Contatti
Mircinema
tel +39.02.37059000
segreteria@mircinema.com
www.mircinema.com

Vogliamo anche le rose racconta il profondo cambiamento portato dalla liberazione sessuale e dal movimento femminista in Italia a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.
È un concerto di voci in cui spiccano tre personaggi che parlano attraverso i loro diari, tre scritture autobiografiche, selezionate tra le tante presenti nell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano. Sono tre personaggi esemplari di quell’epoca ma non rappresentativi. Portano la loro esperienza singola in cui, però, più persone si potranno riconoscere.
Anita, Teresa e Valentina provengono da diverse regioni d’Italia e appartengono a diverse classi sociali, eppure sono accomunate dal fatto di essere donne e da un’uguale rivendicazione: non si riconoscono più in una società patriarcale, maschilista e maritale, che le vuole madri efficienti, mogli obbedienti, figlie integerrime. Datati 1967, 1975, 1979 riportano il loro vissuto rispetto alla questione della sessualità. Il diario di Anita racconta la difficile emancipazione dalla famiglia e dalla oppressiva figura paterna di una giovane adolescente milanese degli anni Sessanta; il diario di Teresa descrive la parabola psicologia e fisica di una ragazza pugliese alle prese con un aborto clandestino; il diario di Valentina riporta l’esperienza di una femminista romana divisa tra amore e militanza. È una narrazione che intreccia il racconto personale soggettivo con uno più ampio e corale, portato dalle voci dei repertori, della società. C’è il tentativo, ancora una volta,di far dialogare il privato e il pubblico.

Dichiarazione dell’autrice
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta per metterla in relazione, a partire dal ‘caso italiano’, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione.
Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sé, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l’amore, la maternità?
Di quanto esigeva il celebre slogan “Vogliamo il pane, ma anche le rose”, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale.

Note biografiche
Alina Marazzi è nata nel 1964. Vive e lavora a Milano. Regista di documentari, è stata aiuto regista in lungometraggi per il cinema e ha collaborato a progetti di arte e video arte. Con il film Un’ora sola ti vorrei (2002) ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali il premio per il miglior documentario al Festival di Torino 2002 e al Newport International Film festival 2003, e la menzione speciale della giuria al Festival di Locarno 2002 e al Festival dei Popoli di Firenze 2002. Tra i suoi film si ricorda, inoltre, Per Sempre (2004), Il sogno tradito (1999), Ragazzi dentro (1997), Il Ticino è vicino? (1995), Mediterraneo, il mare industrializzato (1993), Il declino di Milano (1992).

 

Tre corpi di donne per raccontare il femminismo
di Daniela Persico

Un cinema lontano da Roma, lontano dalla fiction e dai produttori che hanno già tra le mani una facile distribuzione. Locarno quest'anno è stato sicuramente un momento privilegiato per scoprire il cinema indipendente che si produce in tutta la Penisola: un cinema talmente non istituzionalizzato da trovare difficilmente una comoda definizione, eppure un cinema che sa comunicare con il pubblico. Almeno quando riesce a raggiungerlo.
Esempio ne sono i film di Alina Marazzi: il suo primo documentario, Un'ora sola ti vorrei -presentato proprio a Locarno nel 2002 - ha in questi anni percorso l'Italia nel circuito d'essai, che continua a programmarlo. E Locarno quest'anno ha scelto di presentare in Piazza Grande il suo nuovo lavoro, Vogliamo anche le rose, un intenso documentario sul femminismo in Italia. Dopo aver con coraggio indagato il mondo della clausura con Per sempre, Alina Marazzi torna a lavorare con le immagini d'archivio. Lontana dall'affetto e dall'intimità che la legava ai filmati amatoriali di famiglia, la regista inizia un nuovo percorso libero (e a tratti giocoso) sulla memoria di donne che hanno cambiato l'Italia ma di cui sembrano quasi cancellate le tracce. Ciò che resta delle lotte degli anni Settanta sono sicuramente le ricadute legislative: decreti sull'aborto, sul divorzio, sulla patria potestà richiamati a chiare lettere a conclusione del film. Eppure giungono quasi inaspettati, perchè ciò che Vogliamo anche le rose ci restituisce sono delle persone: tre volti di donna, tre diari intimi, tre momenti in cui la Storia si fa corpo. Anita è una ragazza degli anni Sessanta, la cui timidezza si scontra con l'idea di partecipare ai primi movimenti e di scoprire l'amore. Teresa vive in prima persona il dramma di un aborto clandestino. Valentina conclude il film al crepuscolo degli anni Settanta, quando ormai la lotta (ma anche l'amore) ha assunto tonalità più cupe, alla cui ombra ci si può soltanto trascinare bendati verso un futuro incerto. Dalle parole lasciate da queste ragazze (raccolte negli archivi di Pieve) al multiforme ripescaggio d'immagini: le intense opere della filmmaker Adriana Monti, le agitate riprese di manifestazioni e riunioni, le graziose pubblicità degli anni Sessanta, i sarcastici programmi televisivi di Comencini (tratte da L'amore in Italia), tutte tese a mettere in luce come è cambiato l'immaginario femminile. Un’idea intuita già nell’ironico incipit dove “la signorina bene” che si muove tra le vetrine delle boutique in un vezzoso abito giallo guarda nella sfera di cristallo: il suo futuro si palesa sotto le forme di un altro linguaggio e un’altra vita. Dalle smaltate pubblicità degli anni Sessanta allo sporco bianco e nero di Alberto Grifi che riprende una ragazza nuda al Festival di Parco Lambro. Vogliamo anche le rose è un viaggio per scoprire come si raggiungerà quel futuro, è uno di quei rari film civili che sanno superare la politica per cogliere la persona.

estratto da «Cineforum» 468, ottobre 2007